Anno 0 Numero 01 Del 19 - 5 - 2007
Una questione di responsabilitÓ
Editoriale

Gian Maria Tosatti
 
Se positivi sono i segnali d’avvio del festival, con una buona qualità generale delle proposte e una incoraggiante risposta di pubblico - che tocca momenti luminosi con Zeitgeist -, dispiace dirlo, ma il primo convegno ospitato all’interno di Teatri di Vetro è stato un fallimento. Inutile usare termini meno crudi o giri di parole. Il tema era Grandi Festival, piccoli festival, ma sul banco dei relatori non si è presentato nessun esponente dei cosiddetti “grandi”. Crisalide, Stradarolo, Racconti nel parco, Danae, Festambiente Sud… Tutti festival di ottimo livello artistico, alcuni forse tra le realtà più interessanti nello scenario nazionale, ma con budget ridotti, ridottissimi, spesso in bilico fino alla fine. I piccoli festival ci stanno, accettano l’invito, si presentano e, anche se non lo dicono apertamente, perché il piagnisteo è severamente vietato, hanno i soliti problemi. Dal canto loro le compagnie con questi festival non possono che avere i soliti problemi. I primi non ricevono sufficienti sovvenzioni, le seconde non riescono ad ottenere dai primi (unici potenziali acquirenti dei loro lavori) cachet sufficienti a poter sostenere un regime economico imprenditoriale. Le domande, infatti, sono pochissime e onestamente si capisce. Chi sta da una parte del banco guarda i suoi dirimpettai sapendo che in fondo stanno facendo del loro meglio per provare a reggersi in piedi ancora un anno. Di che vogliamo parlare allora?
Assenti tutti i rappresentanti di quei festival che possono ragionare progettualmente, i festival in cui sottopagare è una vigliaccheria, i festival che hanno risorse da distribuire e da impiegare in un modo piuttosto che in un altro. Assenti. Tutti. Non si può parlare di produzione (o almeno non lo si può fare sul serio). Non si può parlare di “residenze” (o almeno non lo si può fare sul serio). Non si può parlare nemmeno di pressioni politiche. Si può parlare solo della buona volontà. Ma personalmente chi scrive non ci sta. Non è questo il reale panorama dei festival in Italia. I piccoli festival, sono per definizione festival di margine (a prescindere dalla qualità). E in un’assemblea marginale non si possono mettere al centro le questioni. A questi festival non abbiamo niente da chiedere se non di continuare a fare al meglio il loro lavoro se anche quest’anno riusciranno a sopravvivere. Niente altro. Ma non gli si può chiedere di tracciare linee economiche programmatiche che possano definire il ruolo dei festival nel complesso sistema dello spettacolo contemporaneo. Non gli si può chiedere come intendono organizzarsi di fronte al problema dell’impatto mancato che la programmazione dei festival ha sulle stagioni teatrali. Queste cose si possono chiedere invece a molti degli assenti. Ma purtroppo sono assenti. E per quanto essi ricevano sovvenzioni sufficienti ad obbligarli moralmente a spiegare con dovizia di particolari come intendono migliorare la qualità della vita degli Italiani con la loro attività essi preferiscono tacere. Giacché presentarsi ad una convocazione non è obbligatorio. E’ solo una questione di responsabilità.