La copertina della rivista di fumetti
La copertina della rivista di fumetti "The planetary", grande successo americano, l'immagine riproduce il fumetto ispirato al romanzo di Jules Verne "Dalla Terra alla Luna"
Una immagine da
Una immagine da "Oltre i limiti"

Anno 2 Numero 08 Del 2 - 3 - 2009
Extraterrestre portami via
Presentata a Roma la docufiction “Oltre i limiti” con Andrea Cosentino e Gaetano Ventriglia

Luigi Coluccio
 
Sulla copertina di Planetary #18, ingiallita, spiegazzata, c’è una foto di gruppo: Michel Ardan, Victor Barbicane, Stuyvesant Nicholl e il resto del "Gun Club" di Baltimora sono in posa davanti al cannone che di lì a poco li lancerà sulla Luna.
Siamo nel 1865, e la Storia sta per cambiare...

Il 13 luglio del 2008 gli abitanti della città catalana di Manresa scompaiono misteriosamente. Si facevano chiamare gli “aborigeni”, e guardavano trepidanti le stelle in attesa di essere portati via dagli alieni.
Le uniche due persone rimaste in città sono Gaetano Ventriglia ed Andrea Cosentino, e la Storia, di nuovo, sta per cambiare...

Oltre i limiti, docu-fiction diretta da Joan Jordi Miralles e presentata in esclusiva al Rialtosantambrogio di Roma, è un po’ un oggetto misterioso e beffardo. Nata sotto l’egida di Denominació d’Origen, progetto parallelo della tv catalana Xarxa de Televisions Locals che raccoglie “esperimenti” sull’audio-visivo realizzati da giovani filmaker indipendenti, la pellicola è interamente girata in italiano e ha come attori due icone del teatro di ricerca romano e non, Gaetano Ventriglia ed Andrea Cosentino. Le sei puntate da dieci minuti ricamano visivamente il vuoto, fisico ed emotivo, che si è venuto a creare attorno i due italiani dopo il rapimento-ricongiunzione degli abitanti di Manresa con esseri provenienti da altri mondi. Miralles getta la maschera fin dall’inizio, permeando di alterità e assenza già l’incipit drammaturgico che dà inizio alla vicenda. Doppiamente distanti, diversi, alieni risultano essere, infatti, i nostri due eroi, Gaetano ed Andrea: italiani ed attori/autori di teatro, sono “logicamente” estranei alla realtà di Manresa, alla storia di Manresa, alla docu-fiction su Manresa e il suo mistero. Ed è proprio lo scarto tra l’assurda presenza del duo Ventriglia-Cosentino e il resto del mondo, reale o fittizio che sia, mostratoci dalla macchina da presa che rende Oltre i limiti un’operazione brillante e, per certi versi, raffinata.

La povertà dei mezzi stride, provocando bagliori di senso, con l’epicità e la tragedia – che poi sono la stessa cosa... - della vicenda. Un’estetica fintamente raffazzonata, superficiale, nasconde un calibratissimo “occhio” capace di cogliere senza soluzione di continuità la solitudine dei protagonisti e il mistero, tangibile, che emana ogni porta, strada, finestra della città catalana. La grammatica cinematografica è ridotta all’essenziale: primi o primissimi piani alternati a totali o panoramiche la fanno da padrone, instaurando un rapporto intimo, privilegiato, tra i due sopravvissuti e lo spazio nullo che giorno dopo giorno, speranza dopo speranza, attraversano. E il loro andirivieni beckettiano in attesa di un Godot stellare che forse arriverà è inframmezzato da una routine quotidiana assurda e giocosa: aquiloni che diventano radar interplanetari, microonde capaci di alimentare sonde che andranno oltre il nostro sistema solare, una mela che è la mappa dell’universo... Un Méliès iperreale e moderno sembra dar vita alle invenzioni che solcano le immagini di Oltre i limiti, con trovate clownesche che rivelano inaspettatamente una maschera razionale – coup de theatre raffinati come i «buchi dei vermi» che altro non sono che i wormhole studiati dall’astrofisica e dalla meccanica quantistica; l’acqua come fondamento della vita ed ambiente necessario per tornare dai viaggi spazio-temporali...

Ma come nella vicenda del “Gun Club” di Baltimora, la tecnologia lascia il passo all’umano, con la bellezza e la poesia e, perché no?, l’ingenuità delle sue idee, utopie, che rendono possibile un viaggio sulla Luna o un contatto con esseri da altri mondi. Ecco quindi che l’alterità mostrataci da Miralles è prima di tutto tensione vitale verso una fuga, oltre il baratro in cui siamo gettati e che oggi assume i contorni, le immagini, la struttura della Società. Ed è proprio nell’assenza di essa che si trovano ad agire Ventriglia e Cosentino. Il baraccone è ancora in piedi – prigioni, musei, centri commerciali, grattacieli - ma il motore immobile che lo muove è scomparso. E i sopravvissuti (?) mettono in scena una strana esistenza, totalmente sradicata da quanto avveniva prima: parcheggiano ordinatamente le macchine, vanno in bicicletta per non intasare l’etere con rumori che possano impedire loro di sentire gli eventuali contatti con gli alieni, dormono nelle piazze e nelle strade sotto le stelle... Un’aura selvaggia e primigena illumina tutte e sei le puntate, in una discesa che assume l’aspetto di una risalita, verso un nuovo e migliore modo di vivere, essere, co-esistere. Il balzo è vertiginoso. Spogliati da ogni residuo “civile”, i due sopravvissuti (?) divengono individualità estreme capaci di ricreare il mondo a loro immagine e somiglianza, privi come sono delle pastoie che la Società delle Immagini e dei Canditi imponeva come necessarie – una casa, una famiglia, un lavoro, un conto in banca. Il vuoto di Manresa è il vuoto etico, sociale, economico che pervade le nostre vite, mostrato così come è, e la tristezza, la solitudine, il senso di sconfitta che attanagliano Gaetano ed Andrea sono gli orrori intimi e quotidiani che sconquassano l’esistenza di ognuno di noi. Come sempre, la fantascienza – e l’horror - sono i generi cinematografici capaci di materializzare bidimensionalmente le ansie e i paradigmi del nostro esistere. E gli alieni, lungi dall’essere piccoli omini verdi in bicicletta che desiderano solo fare un’interurbana, divengono uno specchio assoluto e perfetto delle nostre, assolute e perfette, brutture.