La copertina del libro a cura di Carpi
La copertina del libro a cura di Carpi
Giannina Censi
Giannina Censi

Avanguardia di un’emancipazione
Il ruolo delle donne “Futuriste” nell’omonimo libro curato da Giancarlo Carpi

Mariateresa Surianello
 
Finalmente questo 20 febbraio 2009 è arrivato e Roma ha avuto la sua serata futurista, cupa e livida non solo per il freddo. Del resto la giunta Alemanno – primo sindaco post fascista dal dopoguerra - come avrebbe potuto perdere l’occasione di celebrare il centenario della nascita di un movimento che poi il regime di Mussolini ha imbrigliato a suo uso e consumo? Della serata romana si dà conto in un altro articolo della Differenza, qui forse vale la pena di riportare solo la sensazione di spaesamento provata nel passaggio in piazza San Lorenzo in Lucina, dove il reiterato binomio fascista-futurista ha precettato decine di giovani militanti della destra, rendendoli spettatori di un lavoro teatrale davvero distante dal loro pensamento (in scena era la compagnia Solari Vanzi).
Questo gioco al ribasso, questa strumentalizzazione della vulgata futurista rischia di far perdere un’occasione di conoscenza di un’avanguardia che in quel Manifesto del 1909 – non a caso pubblicato da Marinetti su “Le Figaro” – condensa la volontà di appropriarsi delle rivoluzioni tecnologiche di quegli anni, negando ogni legame con il passato romantico e decadente. Sollecita invece la riflessione il corposo volume Futuriste – Letteratura. Arte. Vita, pubblicato in questi giorni da Castelvecchi con la cura di Giancarlo Carpi. Settecento pagine ben organizzate che ricostruiscono la presenza femminile nel movimento marinettiano e in qualche modo la fatica anche di queste donne di procedere verso l’emancipazione.
Ricco di un apparato iconografico che comprende dipinti, foto di scena, tavole e volantini di parolibere, il libro ripercorre la parabola futurista femminile, seguendo la cronologia 1909-1944, quindi a partire dalla forte misoginia iniziale del movimento, alla quale risponde con veemenza Valentine de Saint-Point, considerata la prima personalità femminile futurista. La sua è una risposta al proclama del 1909, che la scrittrice e pittrice francese legge con la complicità di Marinetti nella sala Gaveau di Parigi, nel 1912. A questo “Manifesto della donna futurista”, che negava alla donna l’esclusiva della femminilità, riequilibrando in qualche modo la dose di maschile e di femminile nell’uomo e nella donna, Saint-Point ne fa seguire un secondo che la eleva a pietra miliare anche nel dibattito successivo, nonché la rende avversa a Benedetta Cappa, moglie di Marinetti, altra artista di riferimento del movimento. Si tratta del “Manifesto futurista della lussuria”, nel quale la francese, considerando la lussuria stessa un principio dinamico, non si perita di scrivere frasi iperboliche che arrivano ad ammettere lo stupro dopo la battaglia come atto generatore di vita in una terra conquistata. Saint-Point qui stabilisce anche la dicotomia tra donna madre e donna amante, nodo che, negli ultimi anni del movimento Maria Goretti, criticherà come retaggio positivista. Nel 1941, Goretti legge come un intellettualismo razionalista la danza ideista di Sanit-Point, quella che voleva invece essere “cerebrale e sottomessa alle leggi della geometria”, riconoscendo comunque alla francese il merito di aver “impostato la vita e l’arte femminile sui piani nuovi del Futurismo, combattendo in pari tempo il tradizionale sentimentalismo e il femminismo allora trionfante”.
Ciascuno dei sette capitoli del libro si apre con un’introduzione di Carpi, per proporre di seguito un’antologia di scritti anche teorici e una parte di critica a quegli stessi scritti, in modo da delineare la figura di ogni artista presa in considerazione. Così per la citata Benedetta, vengono ripresi stralci dei suoi tre romanzi, oltre alla sua tavola parolibera Spicologia di 1 uomo di risposta alla misoginia futurista, e la dichiarazione di poetica Sensibilità futurista. Una nuova sensibilità che spiega come “passione per la complessità” e per “la profondità”, sottolineando che “la simultaneità futurista è specchio della volontà di trascendere l’io individuale”. Si dedicherà poi Benedetta, dopo il ’35, solo alla pittura, esplorando il concetto di energia come sinonimo di vita, trasmessole da Balla, ma sotto l’influenza anche di Fillìa e Gerando Dottori.

Molti di quei contributi sono accolti ne “L’Italia futurista”, rivista che dal 1917 diventa centro del Futurismo femminile e riportati nelle pagine del libro di Carpi delineano due tipi di interventi, quelli più vicini al Futurismo marinettiano e quelli che si rifanno alla teosofia di Rudolf Steiner, di stampo cerebrale e spiritualista della “pattuglia azzurra”. Più legati a Marinetti sono, tra i molti, gli esperimenti che Enif Robert compie con il suo romanzo chirurgico Un ventre di donna, un’esposizione della malattia senza reticenze lessicali, basata sull’addizione “coraggio + verità”, per spiegare cosa significhi “donna futurista”. Marinettiani sono anche le tavole di parole in libertà di Emma Marpillero, Silenzio – Alba, e di Enrica Piubellini, Campo di Marte e Paesaggio + Forte austriaco, sul tema della guerra, composte tra il 1916 e il ’17.
Tra le donne della “pattuglia azzurra” Rosa Rosà, nel 1917, si batte per contrapporre gli individui – uomini e donne - tra superiori, forti, sani e intelligenti e deficienti, cretini, monchi, fiacchi e non semplicemente tra belli e brutti, nel suo scritto Come si seducono le donne, stesso titolo del romanzo che Marinetti pubblica in quell’anno. E poi in un altro intervento afferma ancora che con il “metacentro astratto” le donne finalmente stanno cambiando, stanno acquistando la “coscienza di un libero Io immateriale che non si dà a nessuno e a nulla”.
Al romanzo di Marinetti plaude Fanny Dini, la quale con una lettera aperta dice che ogni donna deve essergli riconoscente per quella costruzione di creature ferine e voluttuose, mentre Enif Robert, in un’altra lettera aperta, rincara la dose parlando di amore come diritto delle donne, che hanno abbandonato “l’ingombrante bagaglio di sentimentalità decadenti”. Con il verbo “sedurre” che ha perduto ogni significato - afferma Robert – l’amore diventa “un’intelligente cooperazione tra due esseri che cercano insieme con uguali diritti e ugual volontà la soluzione di un problema psico-fisiologico più o meno urgente”.
Certo questa parte marinettiana delle futuriste utilizza un linguaggio forte, dal quale traspare la volontà di combattere una società arretrata che considera la donna un essere inferiore e totalmente assoggettato al volere dell’uomo. A parte il diritto di voto che le donne – futuriste, fasciste e antifasciste - conquisteranno solo nel 1948, si dovrà attendere l’ultimo quarto del Novecento per vedere riconosciuti almeno sul piano legislativo – col nuovo diritto di famiglia - alcuni diritti fondamentali della persona. Ma proprio questo linguaggio dell’avanguardia futurista propeso alle conquiste civili è interessante più di quello delle scrittrici azzurre, con il loro trasporto verso l’occultismo e l’irrazionale, quali Maria Ginanni o Irma Valeria.

Seguendo lo sviluppo cronologico, il libro di Giancarlo Carpi arriva al “Manifesto del Tattilismo” (del 1920) e a quello della moda femminile futurista, senza dimenticare l’intervento “Contro il lusso femminile” e riportando anche il contributo di Una donna futurista da quasi sette anni che rivolgendosi a Volt dichiara la possibilità, di spendere molti soldi per ricercate toilette, negata alle donne che vogliono mantenersi da sole, affrancandosi da padri e mariti. Seguono le Case d’arte futurista che lanciano mode di tessuti e desing da diverse città italiane, come quella di Palermo di Gigia Zamparo e Vittorio Corona, nel ’26, e le arti plastiche della boema Ruzena Zatkova. E poi il “Manifesto tecnico dell’aeroplastica”, firmato da Furlan, Manzoni, Munari, Regina (Bracchi), Ricas, nel 1934, con i loro progetti di paesaggi, “complessi plastici polimaterici tattili da viaggiarvi dentro, volarvi dentro” innaffiati di ottimismo e di tutta la retorica fascista. Sono “ambienti aeroplastici termici tattili olfattivi” – rigorosamente senza punteggiatura – “case quartieri città” costruiti “deviando fiumi” e piantando boschi... La febbre del volo aereo produce un’estetica dell’aria, con la sua aeropoesia e aeropittura. Per le futuriste sono gli anni di celebrazione del regime, con la catanese Adele Gloria (FF.SS. “89” Direttissimo), Pina Bocci (Decollaggio) e Laura Serra (Campi Flegrei), che alla fine risolve il dualismo espresso da Valentine de Saint-Point e l’amore materno diventa “complementare all’amore letterario per la macchina” come spiegano gli scritti teorici di Maria Goretti.
All’aeropittura futurista sottoscritta nel ’26 da Balla, Benedetta (Cappa Marinetti), Depero, Dottori, Fillìa, Marinetti, Prampolini, Somenzi, Tato fanno riferimento Marisa Mori e Barbara e Magda Falchetto. L’impianto è affascinante con le sue prospettive mutevoli permesse dal volo. «Una realtà nuova che non ha nulla in comune con la realtà tradizionale costituita dalle prospettive terrestri». Punto dopo punto si enuncia anche qui l’annullamento del passato e si afferma la “mobilità perenne” con il pittore che partecipa alla velocità degli elementi di questa realtà. Dall’alto è tutto trasfigurato e «il paesaggio appare al pittore in volo schiacciato artificiale provvisorio appena caduto dal cielo» e ancora «folto sparso elegante grandioso». Un doppio movimento determina l’aeropittura, quello dell’aeroplano e quello della mano del pittore «che muove matita, pennello o diffusore», per giungere «a una nuova spiritualità plastica extraterrestre».
Giancarlo Carpi raccoglie in fondo i contributi delle futuriste in radio, cinema, cucina, fotografia e danza, con gli esperimenti di Giannina Censi – alla quale il curatore dedica la copertina. Le ultime pagine di questo volume avaro di commenti politici raccolgono le biografie delle futuriste, un’ampia bibliografia e un utile indice dei nomi.


In libreria: Futuriste - Letteratura. Arte. Vita, a cura di Giancarlo Carpi, Castelvecchi 2009, pp. 220, euro 35.