"Istruzioni" - Psicopompoteatro

"D.N.A. di natura assente" - Zeitgeist.

Anno 0 Numero 01 Del 19 - 5 - 2007
La retorica dei luoghi
Riflessione a margine sugli spettacoli di Santasangre e Ludovica Andō

Graziano Graziani
 
Alcune considerazioni valide per i due spettacoli che ho recensito in questo numero, e più in generale per le prime due giornate della fiera. Sia i Santasangre che Ludovica Andò hanno avuto un incontro-scontro con il palco grande del Palladium che non ha certo valorizzato il loro lavoro. Di questo aspetto, più che il “nanismo congenito” del teatro non finanziato (critica spesso pretestuosa: davvero 84-06 può essere definito un allestimento piccolo?), è interessante notare la riflessione sulla percezione fatta da questa scena. Una riflessione che privilegia l’incontro tra l’artista e il pubblico, un guardarsi in faccia che è quanto di più anti-televisivo possa proporre oggi l’arte scenica contemporanea. Ma che, a ben vedere, è anche il grado zero del teatro: la presenza, l’esserci.

È indubbio, ad esempio, che anche vedere uno spettacolo di Ascanio Celestini (pure un nano?) al Centro di cultura popolare del Tufello o sul palco dell’Ambra Jovinelli, dove è costretto a usare un microfono, cambia di molto il grando di emozionalità.

I momenti più intensi di queste due giornate di fiera (a mio parere, ovviamente) sono avvenuti fuori dalla sala – e citerei tra tutti, in ordine cronologico, le Istruzioni di Psicopompo teatro e l’incredibile e bellissima apparizione tra i lotti della Garbatella dei fantasmi danzanti di D.N.A. di natura assente di Zeitgeist. Al di là della qualità artistica degli spettacoli, la pertinenza dell’uso dello spazio li rendeva qualcosa che avveniva esattamente dove doveva avvenire. Questo, che è un tratto saliente della riflessione sullo spazio da parte della scena contemporanea, è un aspetto che dovrebbe essere supportato da una parallela riflessione sulle architetture modulari, altrove in Europa già attiva da tempo. A Roma una riflessione simile era stata avviata con la realizzazione di India – un palco tutt’altro che piccolo – che tuttavia resta ancora un luogo poco accessibile alle produzioni contemporanee indipendenti.