"Questa è la voce mia" - L.Andò/S.Sammartino

Anno 0 Numero 01 Del 19 - 5 - 2007
Voce nuda
Tra realtà, verismo e retorica lo spettacolo di Ludovica Andò

Graziano Graziani
 
Lo spettacolo parte con una schiena nuda. Una donna rannicchiata a terra, forse una bambina, il suo rannicchiarsi forse serve a farsi coraggio, forse è in sé un gesto di forza. Una visione che tornerà sul finale, quando la forza è ormai un dato acquisito e il coraggio, ormai è chiaro, è quello di vivere.

Questa è la mia voce, scritto e diretto da Ludovica Andò, racconta la storia vera di Rosa Balestrieri, cantante e cantastorie siciliana, dalla sua infanzia fino a quando viene “scoperta” la sua voce. Non che fosse una novità, lei canta da che è bambina, canta perché le viene spontaneo, perché l’aiuta a non perdersi. E perdersi è facile nel mondo duro che sta attorno a Licata, dove le mamme si sposano a 14 anni e devono badare, loro bambine, ai bambini che a loro volta hanno fatto. E i padri che si guadagnano da mangiare col sudore della fronte, il suo fa il falegname, non lo comprendono che il canto può essere qualcosa di più che un passatempo, e se qualcuno gli dice “che bella voce tiene sua figlia” lui risponde “io non ho figlie puttane”.

È un mondo che sembra lontano di secoli, quello delle donne del sud raccontate da Ludovica Andò. Costatarne la relativa vicinanza nel tempo e nello spazio è un’operazione difficile, che si scontra con i topoi da racconto verista. Eppure la storia davvero prosegue con un marito ubriacone, che si gioca tutto quello che ha, e che picchia la moglie incinta – incinta perché l’ha violentata e l’ha dovuta sposare – fino a farle perdere il bambino. E quando lei reagirà con una lima, e credendo di averlo ucciso si costituisce, dovrà conoscere il carcere, anche se lui non è morto. E poi via, verso un altro orizzonte, con la figlia, la seconda, al seguito. E l’orizzonte è una grande città, Firenze, che porta con se il bel mondo, gli intellettuali, il teatro, e la possibilità di una rinascita.

La “voce”, nel racconto di Ludovica Andò, diventa strumento di libertà, di riscatto, di orgoglio. Un passaggio scandito, come i momenti della sua vita, dalla vestizione che l’attrice compie in scena: una lunga veste, che da nuda la fa bambina; una gonna la fa signorina; un giacchetto di lana la fa donna. Ma quando trova la forza nella sua voce, allora può tornare a mostrarsi.

Questa è la mia voce, spettacolo semifinalista all’ultima edizione del premio Dante Cappelletti di Tuttoteatro.com, è tutto nella scoperta/riscoperta della storia di Rosa Balestrieri. La scelta della narrazione, per Ludovica Andò, si ibrida con il monologo tradizionale. Il personaggio in scena è interpretato, ma la sua storia è scandita dai tempi classici del teatro di racconto. Gli accenti, però, vanno a cadere incessantemente sui nodi tragici, e lasciano poco respiro ad una vicenda che rischia in questo modo di avvitarsi in una spirale iper-retorica. E l’eleganza dell’autrice-attrice, il suo quasi danzare nel vestirsi e nello svestirsi nel corso dello spettacolo, rischiano a quel punto di scollare ulteriormente il personaggio dal suo abisso di realtà, l’attrice dall’autrice. Così come la sua voce, al naturale, che nel vasto spazio del Palladium rischia a volte di affogare.